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30 settembre 2018 - Roma: il filo conduttore di questa ciclopedalata cittadina di inizio autunno è la Resistenza romana, il periodo di nove mesi, tra il 10 settembre 1943 e il 5 giugno dell'anno successivo, durante il quale la "Città eterna" subì gli orrori dell'occupazione nazista durante il secondo conflitto mondiale.

Ventisette i ciclisti che prendono il via alle ore 9.00 in punto dal Museo del Genio, tradizionale luogo di ritrovo di queste ciclopedalate domenicali. Molte facce note ma anche tante "new entry" e una novità assoluta: la ciclofamiglia Cosci non più con due bici e un carrellino ma con TRE bici e un carrellino (più leggero).

Il piccolo Andrea, quattro anni e mezzo, dopo un'estate di allenamenti sotto le amorevoli cure di mamma Daniela e papà Roberto, si presenta al via in sella alla sua biciclettina senza rotelle e con un abbigliamento Hi-tech (casco, occhiali e guantini XXXXS in perfetta tinta). Pedalerà per 24 km (su 28) cedendo solo sull'ultimo strappo di Villa Ada quando, giustamente stremato, è costretto a salire sul carrellino accanto alla sorella Arianna mentre mamma Daniela provvede al traino della biciclettina.

Cinque le soste durante la ciclopedalata in corrispondenza di luoghi simbolo della Resistenza romana più una per il ristoro a due terzi di percorso.

Si comincia con una sosta in viale Giulio Cesare sotto la lapide che ricorda il barbaro assassinio, da parte di un soldato tedesco, di Teresa Gullace, madre di cinque figli e in attesa del sesto, uccisa mentre cercava di recapitare un pezzo di pane al marito rinchiuso in una caserma dopo un rastrellamento di civili. L'episodio ispirerà Roberto Rossellini nella celebre scena dell'uccisione di Anna Magnani nel suo capolavoro "Roma città aperta".

Si prosegue, in parte sulle poche ciclabili e in parte sulle strade carrabili, fino a Castel Sant'Angelo dove i ciclisti sono costretti a scendere dal sellino per portare a mano le bici lungo le ripide scale che dal lungotevere conducono alla ciclabile che corre lungo l'argine del fiume.

Arrivati a Ponte Testaccio si imbocca via Marmorata fino a Porta San Paolo dove una lapide ricorda che il 10 settembre 1943 proprio in questo luogo i cittadini romani opposero una strenua ed eroica, ma vana, resistenza alle truppe tedesche che fecero così ingresso in città dando inizio ai nove mesi di occupazione.

Tra i partecipanti alla ciclopedalata c'è Ernesto, curatore di un'interessantissima pagina Facebook, Historia Magistra Vitae, che illustra con competenza e chiarezza gli eventi della Resistenza romana.

La tappa successiva si effettua al Ghetto, teatro del più drammatico episodio dell'occupazione nazista: la deportazione di più di mille ebrei nei campi di sterminio. Solo in 16 fecero ritorno dopo la guerra.

Tra i presenti c'è chi ha avuto familiari direttamente coinvolti in quei luttuosi eventi e il racconto di quanto avventuto 75 anni fa suscita sentimenti di profonda emozione.

In un traffico cittadino via via crescente si supera Largo Argentina, Piazza Venezia, via del Corso e piazza Barberini fino a giungere in un altro luogo tristemente famoso della Resistenza romana: via Rasella.

L'attentato, condotto in questa via dai Gruppi di Azione Patriottica (GAP), che il 23 marzo 1944 uccise 33 militari tedeschi dette luogo alla terribile rappresaglia che il giorno successivo portò alla morte 335 romani alle Fosse Ardeartine.

La ciclopedalata continua lungo via del Quirinale, via Cernaia, Porta Pia e la "costruenda" ciclabile di via Nomentana fino a Ponte Nomentano già punto di passaggio e di sosta di diverse ciclopedalate domenicali di Pedalando nella Storia.

Qui i ciclisti trovano un ristoro a base di cornetti, ciambelle, dolci vari e bibite.

Si riprende a pedalare lungo la ciclabile che corre sulle sponde del fiume Aniene fino a Ponte Salario per l'ultima sosta storica della ciclopedalata in corrispondenza della targa che ricorda l'uccisione del dodicenne Ugo Forno nell'ultimo giorno dell'occupazione nazista di Roma il 5 giugno 1944.

Mancano oramai pochi chilometri all'epilogo della ciclopedalata. I ciclisti attraversano, in salita e su sterrato, Villa Ada e, a seguire, Villa Borghese fino alla terrazza del Pincio dove ci si ferma per le tradizionali foto di gruppo.

Attraversando una Piazza del Popolo gremita come non mai, non solo dai turisti ma anche dai partecipanti ad un comizio politico, i pedalatori raggiungono la chiesa di Santa Maria dei Miracoli dove ad attenderli c'è il parroco don Mario che, con la consueta disponibilità e larghezza di vedute, fa parcheggiare, come al solito, le bici all'interno della chiesa tra gli sguardi sbigottiti dei turisti.

Nella sala parrocchiale della chiesa i cilisti possono finalmente rilassarsi, dopo 28 km di pedalata, e consumare un pranzo a buffet a base di torte rustiche, pizza, insalata di riso dolci e bibite varie.

Prossime iniziative su www.pedalandonellastoria.net